IL MONDO CHE VORREI
21 03 2008E’ uscito il nuovo singolo di Vasco Rossi. Già dal titolo presumevo la grande attualità del “tema”, soprattutto tra i giovani. Ma il titolo trae in inganno: Vasco infatti non ci “canta” il mondo secondo lui, ma semplicemente esprime rassegnazione, stanchezza. Per un Mondo, inteso come la nostra realtà, che appare impossibile da cambiare. Sempre più fuori controllo.
E’ una grande cosa che dei ragazzi poco più che ventenni si mettano qui a discutere di politica. Soprattutto in un’ epoca nella quale il dibattito politico è ai minimi storici per contenuti, intensità e ideologie. Vasco è sempre bravo a fotografare la realtà, può piacere o non piacere, ma questa qualità non gliela può togliere nessuno.
Io credo che in Italia come nel Sannio queste elezioni porteranno ben pochi cambiamenti e chiunque vincerà… non vinceremo noi! Noi intesi come popolo e come giovani: ovviamente
l’ elettorato giovanile è una esigua minoranza e ai politici(a cui importa solo preservare i loro voti) dei giovani poco importa: e se pure gliene importasse, non se ne accorge nessuno.
Io credo che attualmente né Veltroni né Berlusconi abbiano, da soli, la ricetta per curare questo Paese malato(più che una ricetta servirebbe un resuscita - morti) l’ uno perché anche se si propone un serio rinnovamento della classe politica, è ancora legato ai colonnelli del governo Prodi(Visco, D’ Alema, Fassino, Bassolino Padoa – Schioppa ecc.), l’ altro perché ha costruito un partito esclusivamente intorno alla propria persona, un partito poi che a livello locale puntualmente “evapora”, dando voti all’ UDEUR(vedasi caso Feleppa) e lasciando “a viento e ‘oria”(tradotto dal solopachese: alle intemperie) quei pochi elettori fedeli che lo sostengono senza “se” e senza “ma”(che dovrebbero essere i più tutelati).
Chiunque dei due che si intenda sostenere, lo si farà più per “simpatia” o magari nella speranza che qualcosa cambi davvero. Anche se la speranza “è dei fessi”.
Degli altri partiti minori non dico nulla, a parte che non comprendo la scelta dell’ UDC.
Un grande centro a me non dispiacerebbe, ma non sarebbe in linea con i tempi attuali.
Erano altri tempi quelli in cui esisteva il grande confronto politico, c’ era la vera opposizione e si discuteva dei grandi temi ideologici, economici, sociali. C’ erano i partiti, che erano veri contenitori di persone e nei quali si discuteva, si esprimevano opinioni e nei quali la “base” veniva ascoltata. Si litigava, quasi fino a venire alle mani. E non solo per la “poltroncina”: ma perché c’ era gente che “ci credeva”. E il tuo partito lo votavi alle provinciali, alle regionali e alle europee, oltre che al Parlamento. Quei tempi sembrano lontani secoli, eppure parlo di non più di 15 anni fa. Forse sono cambiati gli uomini, forse è cambiata la società. Certo, io a quei tempi ero bambino, molte cose le so leggendo libri o ascoltando vecchi racconti.
La conclusione che traggo da tutto questo è una: ognuno di noi è libero di sostenere e votare chi gli pare, ma senza troppo accanimento: quelli per i quali noi dovremmo fare casino vanno a pranzo insieme tutti i giorni al ristorante di Montecitorio a spese nostre “tra Brunelli e Falanghine, sofisticati piatti a base di pesce, parmigiane”ecc.(Gian Antonio Stella, ne “La Casta” dice più o meno così) Non c’ è politica senza idee, e spesso ho la sensazione che questa politica ci ha “rubato” le idee. Gli ideali, per essere precisi. Soprattutto qui nel Sannio, ma la cosa è diffusa in tutta Italia. Il PD a livello nazionale ha scartato Mastella: poi alle provinciali vanno a braccetto. Poi sento dire in giro che gli elettori del PDL alle provinciali voteranno UDEUR. Ma che politica è questa? Ma sono elettori di destra o di sinistra? Ma esistono qui destra e sinistra, o sono tutti di un unico colore, un mono – partito che corre compatto alla grande abbuffata? Io non lo so. Credo di aver fatto la classica domanda da un miliardo di euro. Alla quale non c’ è risposta. Alla quale forse risponderanno gli elettori il 13 aprile.
Della quale a chi di dovere, in fondo non importa niente.
Sono già tutti presi dalla vittoria, dalla spartizione delle poltrone; già sanno matematicamente chi verrà eletto Parlamentare e chi ricoprirà incarichi di governo e chi giocherà nella Nazionale Parlamentari, chi costituirà il gruppo interparlamentare “Amici delle bocce”.
Come i Pompeiani a Farsalo.
Solo che questa volta non ci sarà un Cesare a capo di invincibili armate. Ma soltanto il popolo.
Smarrito. Senza punti di riferimento. Costretto a scegliere tra il meno peggio e non più per il “meglio”. Senza un Berlinguer o un Almirante, senza un Aldo Moro.
Loro non ci sono più. E com’ è vero che in politica contavano le idee, allo stesso modo contavano gli uomini. E Quegli uomini si sono portati le loro idee con sé.
Probabilmente quelle idee erano troppo “pesanti” per essere “portate” dai politicanti di oggi.
Già troppo oneroso per loro è il peso delle abbondanti indennità. E dei lauti pasti al ristorante di Montecitorio.
Forse, il Mondo che vorrei è… il Mondo che non c’ è più.
*Consigliere Comunale di Opposizione(non di minoranza)











Caro amico mio sappiamo tutti e due che è così. A volte la mia paranoia mi porta ad essere quasi nostalgico degli anni ‘70, anni in cui si moriva per un ideale. Purtroppo adesso gli ideali non valgono niente, ed io sono il primo che quando va a votare vota perchè convinto che quello non sia il bene, bensì il male minore. Oggi non esiste più un bene…e questo detto da uno che si impegna “attivamente” in politica vale quello che vale!
…anche se c’è da dire che neanche l’elettorato è più quello di una volta! Ti assicuro che ragazzi che si appassionano per un ideale se ne trovano sempre di meno, e questo non dipende solo dalla classe politica, ma anche dalla società che non è più quella di una volta! C’è stata una evoluzione-involuzione verso l’apatia…